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Made in Italy

Viviamo in un mondo in continua evoluzione, in cui l’unica costante è forse proprio il cambiamento.

 

E il mondo della moda è uno dei settori in cui il cambiamento si fa sentire con più forza; ma c’è una cosa che non cambia, o meglio non dovrebbe cambiare: il dare il giusto valore al nostro lavoro.

 

Eh sì perché quella italiana è la produzione più cara al mondo, più di Stati Uniti e Giappone e per sopravvivere siamo obbligati a mantenere altissimi standard di eccellenza.

 

E’ questa attitudine vocata all'eccellenza e la grande tradizione che abbiamo ereditato dai nostri nonni ad aver reso il Made in Italy un valore fondamentale per la moda.

 

Tutto il mondo ce lo invidia.

 

Io che vengo da Milano poi… le persone sentono Milano e nella testa si forma già l’idea di uno che di moda e design ne capisce. Ed è così.

 

Ma allora come mai mi sono trovato spesso a dover fronteggiare richieste di “Made in Italy low cost”?

 

Se anche tu sei alla ricerca di questo infrango subito i tuoi sogni: il made in Italy low cost non esiste e se lo incontri sappi che qualcuno sta barando.

 

Se ordini una bottiglia di Sassicaia non pretendi di pagarla come una di

Tavernello, giusto?

 

Il Made in Italy costa perché costa procurarsi le migliori materie prime, costa trovare personale qualificato e formarlo affinchè le sappia maneggiare al meglio e costa dedicare personale ai diversi clienti, per accompagnarli durante tutto il percorso.

 

In una sola parola essere specializzati costa.

 

Mi è capitato più volte di incontrare produttori “furbetti” che si riempiono la bocca di parole come “qualità”, ma che alla fine non sanno distinguere una crosta da un pieno fiore. E se non sanno distinguerlo loro (o fanno finta di non saperlo fare) chi viene penalizzato? Tu e la tua produzione.

 

Certo, lo Stato potrebbe aiutarci garantendo più trasparenza sulla filiera produttiva e mettendo in luce le falle che il sistema della moda spesso nasconde, ma sappiamo non è così.

 

Anche perchè, oltre alla concorrenza sleale interna al nostro Paese, le aziende come la mia si trovano a competere con le produzioni estere, soprattutto quelle del sud est asiatico: Cina, Bangladesh, India. Una concorrenza tutto fuorché leale.

 

Operai chiusi in magazzini, sfruttati e obbligati a dormire in fabbrica con una branda e una ciotola di riso.

 

Vorrei si trattasse di un’esagerazione ma purtroppo è la realtà. E lo so perché anche io sono stato costretto a produrre in Cina; so come vivono e quali condizioni devono sopportare.

 

Questo c’è dietro al prezzo basso che il tuo fornitore ti propone.

 

Io ho deciso di sottrarmi a questo ricatto e come ti ho accennato nella sezione Chi sono ho deciso di ridare la meritata importanza alla mia produzione italiana specializzata.

 

Vuoi farmi compagnia in questa crociata?

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